Chi di libro ferisce

14 giugno 2010

Venerdì 11 giugno, aeroporto di Bologna, mattina. Check-in online con solo bagaglio a mano con Ryanair per guadagnare un’oretta di sonno e risparmiare soldi, tanto è solo un weekend. Metto la borsa sul dispositivo di controllo a raggi X e nel frattempo penso: ah, stavolta sono a posto, ho tolto pure orologio e anelli, non possono proprio dirmi nulla!

Passo anch’io, i raggi X non rilevano niente, dio sia lodato per una volta!, non mi fanno nemmeno togliere le scarpe, e meno male ché sono da ginnastica, poi ci metto mezz’ora a infilarle di nuovo, in piedi, cercando di non cadere. Dire però che avevo cercato per l’occasione anche i calzini meno consumati, quasi mi dispiace.

Vado a prendere la borsa ma non esce, il nastro è fermo. Il poliziotto mi dice, con fare autoritario: “Sua la borsa?” Io, timidamente (provo un senso di colpa atavico con i poliziotti, come capisco Hitchcock!): “Sì…” Lui, ormai minaccioso: “È mica un libro quello…?” Maledicendo Kerouac per avermi fatta sentire un Fantozzi, ho quasi bofonchiato un “mi scusi”. Ha fatto ripassare la borsa sul nastro e poi, per maggiore sicurezza, ha anche tirato fuori il libro.

No, non devo farmi prendere dalla paranoia, la legge bavaglio non c’entra, non è l’Apocalisse, non è Fahrenheit 451.

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