Riviste periodiche, stampate su carta patinata, argomento design, del quale scrive gente (noi) che molto spesso e molto volentieri non ne sa proprio nulla, ed è grasso che cola se almeno ha un po’ di senso estetico, perché il resto (contenuto) non conta, tanto nessuno le legge (cit.). La premessa per dire che l’apparato iconografico, come a questo punto si può ben immaginare, ha il suo bel peso sulla costruzione del prodotto, nel senso che la sua funzione è principalmente quella di supplire ad altre carenze, nella speranza di strappare a qualcuno un “fiiicooo!”.

Non fatevi passare per la mente idee idiote, tipo che allora sicuramente abbiamo un photo editor impiegato a tempo pieno! Certo, e ogni tanto passa anche a trovarci Babbo Natale.

Beh, però sicuramente abbiamo gente che è consapevole dell’importanza delle immagini nell’economia delle riviste, e quindi fa il possibile per mantenerne alto il livello qualitativo, no?

Vi racconterò una storia.

Redazionali a pagamento. Bruttissima storia.

Un cliente manda quello che secondo lui dovrebbe servirci per pubblicargli un redazionale di due pagine: un catalogo dei suoi prodotti in pdf. Passi per il testo, ché tanto ormai facciamo i salti mortali, che cosa vuoi che sia, ci inventeremo qualcosa che possa sembrare sensato. Ma delle immagini in risoluzione da stampa per riviste fichette-dei-poveri le prendo da un cazzo di catalogo in pdf? Passi (?) pure che il materiale che deve fornire non gli venga specificato per filo e per segno nel contratto che lui firma con la casa editrice, ma almeno sapere cosa chiedergli.

No.

La p.m. (a scanso di equivoci, “product manager”), responsabile da tempo di numerose pubblicazioni, tutte fichette-dei-poveri, mi chiede per la milionesima volta le caratteristiche che il file dovrebbe avere per un risultato di stampa decente – la frase precedente è liberamente riscritta perché nessuna delle parole citate rientra nel vocabolario della suddetta. Ai canonici 300 dpi, etc., il cliente risponde che non sa di cosa lei stia parlando (ma nemmeno lei lo immagina del resto) e manda due file Excel con all’interno dei francobolli sparsi intervallati da scritte, dicendo che si tratta della stessa pagina pubblicitaria che gli ha pubblicato Il Sole 24 ORE.

Faccio due calcoli, ma la puntata di Fringe va in onda stasera in seconda serata. No, non me la sto godendo adesso.

Rispondo quindi che è assolutamente impossibile che possiamo usare quelle immagini.

Lei, stizzita (sì, è chiaro che le sto sul cazzo), mi dice di chiedere l’opinione del grafico. Chiamo il grafico con le mani nei capelli, riferendogli il tutto: anche lui conosce bene il soggetto e, dopo aver visto le immagini che ho estrapolato dai file (1,5 cm di altezza, 2 cm di larghezza, e tutto questo a 72 dpi), le risponde che è assolutamente impossibile usarle.
Risposta: “Eh, però deve trovarmi [sì, parla sempre come se le riviste fossero sue, n.d.r.] una soluzione! Se si dice al cliente che la cosa non si può fare si mostra una chiusura, mentre noi dobbiamo farci vedere propositivi”.

Genio.

Se pensiamo tutti insieme intensamente a delle superbe immagini in alta risoluzione della dimensione giusta, e ci crediamo a sufficienza, queste compariranno sui nostri desktop.

Le immagini Campanellino.