Sogno o son destro

18 febbraio 2015

Di seguito alcune considerazioni, sparse e ascientifiche, fatte in seguito alla lettura di commenti, riguardanti la vittoria di Tsipras, dei miei contatti del Pd su Facebook. Perché non esprimere loro queste considerazioni in faccia? In alcuni casi, in privato, lo faccio – in privato, perché si tratta di persone alle quali il Pd ha dato lavoro ma che non per questo sono il Male: quindi esporre pubblicamente la loro ipocrisia a che scopo? Chi ha gli stessi loro interessi farà finta di non capire, chi non ce li ha spesso non ha nemmeno gli strumenti per capire. E, poi, so benissimo che non tutti sono nati leoni, e che ognuno sceglie le proprie battaglie, se vuole farne: da persona che ha sempre tenuto alla propria libertà di espressione, so meglio di loro che si tratta di una scelta che ha un costo. Un prezzo che vale pagare fino all’ultimo centesimo, per me; ma non è la stessa cosa per tutti. In altri casi, invece, semplicemente non ne vale la pena: il mainstream è quello, sul carro del vincitore ci si trovano già, a che scopo dovrebbero riconoscersi come pecora e chiedersi se il re è nudo? Ma l’elenco non è finito. Può trattarsi anche di persone perfettamente in linea col nuovo corso del Pd: liberisti, arrivisti superficiali, reduci di partiti più a destra (sì, so che sembra difficile) che ormai hanno pieno diritto a dirsi “a casa”. Anche qui: a che pro? Sono io a essere fuori luogo, mica loro.

Forse, in una certa misura, sono vigliacca, e superficiale, anch’io: preferisco rimanere con il dubbio che alcuni non siano imbecilli e/o in malafede fino in fondo, che averne la conferma definitiva. Magari è anche un modo per non sentirsi completamente fuori luogo e periodo storico; mantenere la speranza che, se gli eventi dovessero cambiare il loro corso abituale, anche questa gente se ne renderà conto. Chissà.

Se la “sinistra” italiana (o quella che si autodefinisce tale: leggi, appunto, area Pd) avesse un minimo di autocoscienza, ovvero se le sue posizioni non fossero puramente strumentali (id est, lavoro per i fortunati comuni mortali, poltrona per gli eletti), magari si renderebbe conto che le uniche cause a essa esterne (perché, poi, non cito l’autoreferenzialità) che appoggia sono quelle “non politiche”.

Per esempio, la rinegoziazione del debito greco è una questione politica. Soluzione piddina: si parla male del governo Tsipras dal primo giorno (attaccandosi, peraltro, non alla sostanza, ma spesso e volentieri alla forma), in modo da zittire ogni discussione su una possibile evoluzione delle politiche europee. Discussione che passerebbe per il rischio di scoperchiamento del conflitto sociale. E giù critiche da coloro ai quali non piace che vi siano poche donne nel governo, che la Grecia abbia chiesto alla Germania la restituzione del debito di guerra, che un tale o talaltro ministro sia stato piazzato, che il presidente della repubblica sia impresentabile, che non abbiano cercato sufficientemente l’appoggio dei socialdemocratici (tipo Dijsselbloem, per esempio…?), e via dicendo.

Ma guardare la luna (le condizioni di vita di una popolazione, la proposta per un’Europa diversa), invece che il dito che la indica, mai. Esprimersi di conseguenza, mai. Capisco che il gossip sia più leggero, ma appare un po’ penoso vedervi tirare la giacchetta della mamma mentre gli altri tentano di sopravvivere. Perché si parla di sopravvivenza, di condizioni di vita al di sotto di una non ipotetica soglia di dignità, e il tutto in un Paese europeo – ma capisco che la “sinistra” italiana, non avendo alcun legame di rappresentanza con i poveracci, non sappia di che cosa si sta parlando. Ho frequentato abbastanza queste persone per sapere che non solo con i poveracci non hanno – e non vogliono – avere nulla a che fare, ma che credono che la politica sia un gioco a Risiko dove si scelgono le proprie alleanze in base a quanti carrarmati ha l’alleato. Ciò che conta è non essere confinati alla minoranza, perché si è tagliati fuori dal gioco; ciò che non conta sono le idee, perché non se ne hanno – e si sta ben attenti a non dimostrare una qualsiasi vicinanza a chi ne ha. Il Pd non è sinistra, è razza padrona.

(Sennò datemi altri motivi per cui la stragrande maggioranza del suo elettorato non comprende la questione greca: vi ascolto.)

Altro esempio, Kobane: tutti (parlo sempre di contatti Facebook del Pd) a inneggiare alle guerriere curde di Kobane, sostenendo la loro lotta. Per carità, sono d’accordo, e provo ammirazione per queste donne coraggiose, come per gli uomini che resistono con loro, da soli contro una minaccia internazionale. Ma non sono io a ignorare da anni la legittimità di uno stato curdo per non far incazzare la Turchia. Allora l’appoggio alle guerrigliere curde è di tipo politico? No. C.v.d.

#JeSuisCharlie, ovvero tutti solidali con le vittime, tutti per la libertà d’espressione: non-politica. Ricerca e individuazione di eventuali responsabili politici europei, proposta di azioni politiche comuni per contrastare il terrorismo, vedere l’incoerenza e l’ipocrisia dietro al corteo in cui sfilavano, al fianco del “socialdemocratico” (che cosa vorrà dire, ormai?) Hollande, capi di dittature africane e rappresentanti di stati in cui Charlie Hébdo non sarebbe mai esistito: zero assoluto. Quindi, politica: zero assoluto.

Condanna di coloro che esultano pubblicamente perché un detenuto si è appena suicidato: grazie, sacrosanta. Ma non politica. Mentre delle condizioni delle carceri (politica) non gliene può importare di meno.

Che, poi, per tornare al punto, lo dico onestamente: se avessi voluto votare in Grecia, non so nemmeno se mi sarei recata alle urne. Anni di disamoramento della politica fanno anche questo. Trovo la sostanza dei discorsi e il corso d’azione intrapreso da Tsipras e Varoufakis più che condivisibili, finalmente dignitosi, a tratti anche toccanti (come quando, la sera dei risultati, Tsipras dedicò la vittoria di Syriza ai giovani greci all’estero che non erano tornati per votare: sì, mi sono commossa), ma di qua a essere convinta che riusciranno a risolvere la situazione, ne passa. Lo spero, ma non ci credo fino in fondo, magari anche per scaramanzia – come non ci credono fino in fondo tutti quei greci che non sono andati a votare, però.

Sono sempre più convinta, tuttavia, che l’unico modo rimasto per vivere e non sopravvivere (che, poi, non è neanche detto che uno sopravviva, a queste condizioni) è intraprendere quella strada fino in fondo, senza paura e tentennamenti. Che non vuol dire non trattare, ma trattare partendo dalla cognizione del proprio valore e dal saper distinguere la giustizia dall’ingiustizia, mantenendo la dignità. In fondo, credo che la sinistra sia proprio questo: identificazione, lotta per, recupero di dignità. Ma, nel momento in cui quell’ostacolo è superato, bisogna affrontare il successivo, continuare a lottare, abbattere anche quello e poi cambiare, innanzitutto, se stessi.

[…] Contro tutto questo voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare.

P.P. Pasolini, Pagine corsare, I ricordi, [Intervento al congresso del Partito radicale], 1975

Mi convinco sempre più del fatto che l’unica sinistra possibile, ormai, sia una sinistra radicale. Il resto, semplicemente, non ha nulla a che fare con la sinistra.

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