Di istituzioni europee, service esterni, etica e meritocrazia

22 febbraio 2013

E chi più ne ha più ne metta, viste le considerazioni che possono essere fatte in merito.

Lavoro per una compagnia a cui un’Istituzione europea ha esternalizzato, tra le altre cose, un servizio informativo multilingue: roba di basso profilo, che i funzionari non vogliono svolgere e che l’Istituzione vuole pagare poco. Ovviamente la compagnia ha vinto l’appalto perché ha fatto un’offerta al ribasso, che l’Istituzione ha accettato non solo per una questione economica, ma anche perché cercava qualcuno che accompagnasse il servizio alla sua fine, visto che è ormai evidente che verrà soppresso, nei tagli indiscriminati che interrompono perfino i canali di comunicazione tra Europa e cittadini.

Mi sono chiesta più volte seguendo quali criteri fossero state scelte le persone che vi lavorano: per la maggioranza ignoranti al limite dell’analfabetismo, e anche quei pochi (23%, tutti italiani, immigrati di nuova generazione) che hanno un titolo di studio non si distinguono per cultura generale; un modo quantomeno bizzarro di selezionare persone che saranno la voce di un’Istituzione. Del resto, gli stessi funzionari responsabili del servizio non sono nemmeno laureati, figuriamoci se possono arrivare a fare considerazioni di immagine. (E qui partirebbe anche un’infinita riflessione sui metodi di selezione dei funzionari stessi, ma glisso.)

Anyway. La compagnia chiede spesso ai dipendenti di segnalare amici e conoscenti che si pensa possano andar bene per un posto, e dà pure un premio di 1000 euro lordi nel caso il segnalato venga scelto – per inciso, immagino che sia uno dei motivi per cui a Bruxelles le aziende il curriculum di uno sconosciuto nemmeno lo guardano. Ho segnalato diversi amici: tutti con laurea e master o dottorato, con precedente esperienza nelle istituzioni europee e diverse lingue all’attivo. Ne avessero mai chiamato uno almeno per un colloquio. Eh, beh, ma i 1000 euro mica si danno all’ultimo stronzo arrivato. Io stessa ho fatto guadagnare 1000 euro all’amico di un’amica che mi ha fatta entrare in azienda, dicendo che sarei stata perfetta senza conoscermi – però lavora qui da molti anni e ha diritto a un “premio”, ché sennò l’aumento ricorda troppo un diritto sindacale, non è elegante.

L’ultima arrivata di questo magnifico team ha 22 anni, praticamente nessun titolo di studio, qualche esperienza professionale come cameriera e solo le due lingue locali (manco a un buon livello) più l’inglese a completare il quadro. Contratto a tempo indeterminato dal primo giorno e non voglio conoscere la sua busta paga, potrei accusare forti dolori al fegato. Ovviamente è figlia di un manager della compagnia e di una funzionaria europea. Scommetto che tra un annetto sarà il mio capo.

Così, tanto per dare una risposta a chi dice che in Italia il nepotismo è una piaga sociale. Lo è, ma lo è anche all’estero, semplicemente lo si pratica con maggiore discrezione e non se ne parla a gran voce, con il tipico atteggiamento politicamente corretto imperante in Nord Europa. Tanto per puntualizzare, visto che in Italia si parla dell’Estero come fosse il Paradiso terrestre.

La domanda, piuttosto, è: almeno le istituzioni europee non dovrebbero adottare (o, meglio, far applicare, perché in teoria già ce l’hanno) una carta etica che imponga ai provider di servizi determinate condizioni minime? Paga e trattamento dei dipendenti, criteri di selezione del personale, standard di qualità (e non solo statistiche), richiesta di feedback per migliorare il servizio – robetta, insomma.

“Ah! La tauromachia!”

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4 Responses to “Di istituzioni europee, service esterni, etica e meritocrazia”

  1. Marco D Says:

    E questo è un altro nostro limite come paese: pensarci così peggiori degli altri, quando in realtà le stesse cose accadono ovunque. Ma con una differenza, almeno dalla mia espereinza in francia: lì c’è ancora un senso del pudore per certe manifestazioni oltraggiose di nepotismo, che si tratti del fliuo di Sarzozy o di quello del capo azienda.

  2. Jaulleixe Says:

    “ma i 1000 euro mica si danno all’ultimo stronzo arrivato”… questa, e le tante altre cose che non sono eleganti, fanno ridere e piangere… piangere perchè, ahimè, post dopo post “decostruisci” il sogno europeo (non quello di J.Rifkin, quello dei comuni mortali come noi)… ma ridere perchè allora quella mangiawustel della Merkelona non ha tanto da guardarci dall’alto in basso, NOI INFIMI ITALIENISH (Sturmtruppen docet), come se fossimo – davvero – la più selvaggia delle sue (pseudo) colonie da spolpare fino al midollo… ecco una ragione per cui essere lieti dell’M5 in Parlamento: almeno ai vertici UE verrà un po’ di tremarella, un vaghissimo sentore che il loro microimpero mafioso potrebbe un tantino sgretolarsi…
    Ok ok è una possibilità remota, e
    sappiamo tutti che in questa storia nessuno per ora prevede l’happy end.
    Ma che a loro vengano anche solo 5 secondi di CAGARELLA (perdona il francesismo), citando una nota pubblicità, NON HA PREZZO.

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