Mondadori sulla via di Pomigliano?

10 febbraio 2013

Non molti, a parte gli addetti ai lavori, sanno che cosa sta succedendo in questi giorni in Mondadori. Quello che so lo conosco da racconti di (ormai ex) colleghi editoriali e dalle notizie diffuse dalla Rete dei Redattori Precari, oltre che dai quotidiani.

In questi giorni si sono levate molte voci scandalizzate in difesa di Giulia Ichino, senior editor Mondadori, dopo l’intervento di Chiara Di Domenico a un incontro del Pd, “Le parole dell’Italia giusta: lavoro”, durante il quale ha accusato la suddetta di aver ottenuto il posto in quanto “figlia di”. Si può discutere, e se n’è discusso più che a sufficienza, dell’opportunità o meno di fare il suo nome, viste le strumentalizzazioni pre-elettorali a cui si va inevitabilmente incontro, ma la sostanza del suo discorso è vera. Basta ascoltarlo.

Eppure mai così tante voci si sono levate a difendere i precari, costretti da anni, nel silenzio generale, ad accettare condizioni ignobili, pur di cercare di mantenere un lavoro in editoria, aggrappandosi con le unghie e coi denti a un mestiere per il quale si erano formati in anni di studio e di gavetta. Come chiede giustamente Vincenzo Iurillo in un post sul Fatto (il quale, vorrei ricordare, non paga i collaboratori dei blog, in quanto dà loro “visibilità”), dov’erano finora Lucia Annunziata, Luca Sofri, Gianni Riotta, Fabrizio Rondolino? E aggiungo, Giuseppe Genna, che in un suo post indignato su Facebook, diceva che il Pd ha perso il suo voto perché Bersani ha osato abbracciare Chiara e non dissociarsene – insomma, una delle poche cose di sinistra che ha fatto il leader del Pd negli ultimi anni. Che tristezza. La difesa del branco.

E segnalo a questo proposito la bellissima lettera di Chiara, che già dal titolo è un programma: ci vuole molta classe nella lotta.

Per non parlare dei colleghi di Mondadori – ex, ci tengo a sottolinearlo. E colleghi non perché io abbia mai lavorato in Mondadori, ma solo in quanto lavoratori dell’editoria. La solidarietà, da quelle parti, va solo alla senior editor, che peraltro si difende anche in modo piuttosto impacciato, dicendo di essere stata “solo fortunata“. Dimenticandosi che, fortunata o meno, in qualità di senior editor un po’ di voce in capitolo ce l’ha quando si tratta di chiedere un contratto per le persone che lavorano per lei. L’Uomo Ragno sapeva che “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, forse a lei non l’hanno detto.

Ad ogni modo, che lei sia raccomandata o meno in un paese di raccomandati non fa molta differenza. Io stessa sono stata accusata di essere raccomandata solo perché ho seguito il Master in Editoria di Eco, che peraltro ho pagato per metà di tasca mia (l’altra metà era coperta da borsa di studio, come per tutti i posti di quel Master), eppure ho lasciato l’editoria, figuriamoci. Non è questo il punto, come spiega bene una mia collega della Rete – lei, sì, sono fiera di chiamarla collega. Lasciamo il linciaggio agli squadristi, quelli veri.

Il punto è che i precari Mondadori avevano contratti in scadenza in questi giorni e, a quanto pare, stavano conducendo una trattativa riservata con l’azienda – o, almeno, 51 di loro; gli altri saranno lasciati al loro destino? Mah. Come lo so? Perché qualcuno ha provveduto a passare la notizia al Corriere. Vediamo: un giorno la figlia di Ichino viene attaccata e Bersani appoggia pubblicamente la persona che conduce l’attacco (che poi, avesse detto chissà che…), il giorno dopo filtra la notizia di una trattativa contrattuale riservata in cui il Santo Ichino viene presentato come il salvatore della Patria. E nell’articolo c’è pure un virgolettato di Ichino. Due più due a casa mia fa quattro, e la “rivelazione” mi sa tanto di vendetta trasversale, o avvertimento, come meglio dir si voglia.

Ad ogni modo, nel suddetto articolo Ichino fa riferimento al “modello già sperimentato dalla contrattazione collettiva nel settore del marketing operativo”, da prendere come esempio. Che cos’è? Questo: un contratto “con modifiche che consentano l’instaurazione di nuovi rapporti di lavoro o la trasformazione dei rapporti attuali dalla forma della collaborazione autonoma a quella del lavoro subordinato con aumenti di costo opportunamente graduati nel tempo e rimodulando a tale scopo le materie dei minimi retributivi, le mansioni e gli inquadramenti, l’orario di lavoro, la flessibilità del lavoro, gli artt. 4 e 24 della Legge 223/91“. Una deroga al contratto collettivo a tempo indeterminato, in sostanza, che poi è l’inquadramento contrattuale a cui praticamente quasi tutti i precari editoriali avrebbero diritto, considerando gli anni di contratti a progetto o di partita Iva fasulla passati a lavorare per la stessa azienda. Infatti, la Cgil questo accordo (marketing operativo) non lo ha firmato.

Cgil che, comunque, pare abbia consigliato ai lavoratori con contratto in scadenza di aprire la partita Iva per garantirsi “una continuità di reddito”. Grazie al cavolo! Non che questo mi stupisca, visto l’incontro di un paio di anni fa con due responsabili Cgil dei grafici editoriali.

Molto ci sarebbe da discutere, invece, sull’intelligenza dei 51 precari mondadoriani firmatari della lettera alla dirigenza che si sono affidati alle amorevoli mani di Pietro Ichino, il quale non ha esitato granché a “tradirli” sul montiano Corriere non appena ne ha avuto bisogno. C’è da aspettarsi che ora saranno costretti ad accettare qualsiasi contratto al ribasso verrà loro proposto, in attesa di essere messi alla porta, o di avere condizioni contrattuali ancora peggiori, come i colleghi che hanno lasciato fuori dalla trattativa – tanti, si suppone, considerando che, in base ai dati diffusi dalla Rete dei Redattori Precari un paio di mesi fa, Mondadori fa uso di contratti atipici per il 55% dei suoi lavoratori. A questo punto ci sarebbe solo da aggiungere che ognuno ha ciò che si merita. Se non fosse per il fatto che questo precedente non varrà certo solo per i collaboratori Mondadori in questione, ma per tutti i lavoratori editoriali, di tutte le case editrici. Pomigliano docet.

Ma si sa, chi la pensa come me è solo uno sfigato che, per troppa intransigenza, ha accantonato il sogno di lavorare nel magico mondo dell’editoria.

Cari ex colleghi, ve lo lascio con tutto il cuore, questo magico mondo, continuate pure a distruggerlo con le vostri stesse mani finché, a forza di trattative riservate e deroghe ai contratti nazionali, pensando sempre di essere i più furbi perché più flessibili, non vi sarete accorti di esservi divorati a vicenda. Auguri, che sopravviva il più scaltro. Che non sarete voi, statene certi.

In chiusura, una domanda di carattere personale, ma non solo: a che cosa serve lavorare con i libri quando questi non vi danno nemmeno la capacità critica di vedere un po’ più in là del vostro naso? E che libri può produrre una persona priva di senso critico?

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2 Responses to “Mondadori sulla via di Pomigliano?”

  1. Igor Pagani Says:

    Tu invece dovresti sapere almeno di cosa parli, prima di parlare a sproposito.

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