Partita truccata non si vince

3 giugno 2012

Che gli esami AD e AST per l’accesso alle carriere nelle istituzioni europee fossero molto difficili lo sappiamo tutti. Difficili. Truccati è un’altra storia. Ed è di di questa storia che qui si racconta.

Dopo la selezione per correttori di bozze italiani, l’EPSO (l’Ufficio europeo di selezione del personale) dà nuovamente prova dell’enorme scollamento tra la maschera del politicamente corretto e la realtà delle logiche verticistiche e immeritocratiche che affliggono le istituzioni europee. Del resto non ci si può attendere che una classe dirigente mediocre, se non dannosa, scelga di competere con chi un briciolo di intelligenza ce l’ha, o sarebbe come ammettere una scheggia impazzita in una cristalleria.

Passo la prima fase di selezione di un concorso per redattori in lingua italiana – un test imbecille che non valuta un bel niente, ma serve solo a tagliare le gambe al maggior numero di persone possibile – e, dopo ben un anno di attesa, ricevo i risultati dello screening del curriculum da parte dei cosiddetti “esperti”: per non essere ammessa mi mancano nove punti, nove. Poi vado a vedere nel dettaglio e osservo che hanno “smangiucchiato” punteggio un po’ qui un po’ lì, a caso, diciamocelo, e non hanno nemmeno avuto la furbizia di farlo dove potevano – mi hanno sottratto punti sulle lingue e i titoli. Un po’ come leggere i risultati dei concorsi per ricercatore in Italia, quando (sempre) sai che il risultato è già deciso. Solo che qui siamo nel cuore (marcio) d’Europa, da dove ci dicono che i corrotti siamo noi, e non hanno nemmeno la decenza di stilare una classifica con le (presunte) qualifiche detenute da ciascuno.

Venerdì ne parlavo con un funzionario che lavora nel mio stesso ufficio – ricordo che io sono solo la dipendente di una compagnia privata che lavora per la Commissione – il quale, forse perché molto prossimo alla pensione, mi ha detto senza peli sulla lingua che gli esami AD e AST non si passano, perché si intende che uno prima deve aver fatto anni di gavetta nelle istituzioni come agente contrattuale (i cosiddetti CAST). Ho provato a dirgli “ah, sa, io sto ancora aspettando i risultati di un CAST per traduttori italiani…” ma lui mi ha risposto: “No, no, ma nemmeno quelli si passano, troppo qualificati, devi fare domanda di CAST per funzioni più basse, tipo l’usciere”. E io che ho passato trent’anni a studiare.

Del resto una mia amica, arrivata miracolosamente in selezione finale di un concorso AD, mi ha detto che gli unici outsider in quel caso erano lei e altre tre-quattro persone – ovviamente nessuno di loro è stato preso -, mentre gli altri erano tutti già impiegati a tempo in agenzie e istituzioni varie. Ma allora perché fare un concorso pubblico? Ecco, quando l’ipocrisia uccide.

Fare ricorso? L’ho fatto, come l’altra volta, del resto. E come l’altra volta non servirà a nulla: se gli organi che devono vigilare sono gli stessi di quelli che selezionano a che cosa serve?

E dire che fino a non molto tempo fa nell’Europa ci credevo pure.

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2 Responses to “Partita truccata non si vince”

  1. Jaulleixe Says:

    E noi ci credevamo con te. Quando ai concorsi nostrani vedevamo che i punteggi ai titoli venivano assegnati (pur non potendo i titoli essere modificati in itinere) solo a fine concorso e ovviamente con il magico risultato di ribaltare le prove scritte e orali pensavamo di essere finiti in un mondo dimenticato da Dio. Quello che tu scrivi invececi fa riflettere, ampliando un poco l’orizzonte, a quanti altri falsi miti – anche negativi – ci propinano per farci accettare le loro nefandezze. La “crisi” ad esempio.
    Allora, delusione per delusione, tanto vale NON smettere di sognare, non cominciare ad accettare un mondo che ci fa schifo solo perché ce lo propinano come l’unico possibile, e insistere testardamente, caparbiamente per ottenere con le unghie e con i denti cioò che per un capriccio viene dato a terzi. Anzi, diciamola tutta: dobbiamo LOTTARE in senso darwiniano per strappare privilegi immeritati a coloro che non sanno nemmeno apprezzarli.
    A caro prezzo, ovviamente. D’altronde tutti pagano tutto, anche quello che non hanno guadagnato: sentendosi intimamente insicuri e inetti, in quest’ultimo caso.
    Cosa sei disposta a sacrificare per il tuo SOGNO, Pandora? Questo è il dilemma ‘_’
    E se e finché te la rentirai di resistere non dimenticare perché sei arrivata fino lì e continua a fare il sassolino nella scarpa [….ahi!, cantava Natalino Otto]. Anche da parte nostra!

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