Tuareg, sfigati o anche no

25 gennaio 2012

Torno sull’affaire Michel Martone non perché lo trovo imprescindibile, anzi!, ma perché alcune volte mi risulta più difficile di altre sopportare l’inutile cianciare delle opposte fazioni: ha provocato per dire una verità o è un raccomandato che non capisce la situazione degli studenti lavoratori?

Dire che vi sia gente che si parcheggia all’università per anni senza peraltro fare alcuna attività complementare, altro che lavoro!, – e nella mia facoltà ce ne stavano a palate – mi pare un’ovvietà talmente grossa da non aver nemmeno bisogno di essere commentata. (Ma quale “verità scomoda“, Martone, siamo alla scoperta dell’acqua calda.) Succede da quando l’università è diventata di massa, direbbe Alberto Abruzzese rigirandosi il sigaro tra le dita – e non mi fa piacere citarlo, ma è difficilmente superabile nel commentare con grande eleganza le banalità. Il problema è che tutto ciò non ha molto a che fare con la sfiga individuale, o con il parassitismo di chi addita il “secchione” in quanto tale e poi gli chiede di passargli il compito (come, con grossa coda di paglia, interpreta l’enfant prodige Michel), altrimenti dovremmo semplicemente convenire sul fatto che gli italiani “per italica indole” siano dei lavativi. Il che mi pare una cazzata – anche additarla come una cazzata alla fine è banale, e si continua a parlare del nulla.

We are missing the point, come direbbero i precoci (per noi) laureati inglesi. The point non è stare con Martone o contro di lui. Ma divago e faccio una segnalazione perché, nel mare delle banalità, rappresenta bene uno dei due tifi: la rubrica “La ventisettesima ora” del Corriere della sera, che titola “Sfigato” non si dice. Ma io sto con Martone: troppi 28 anni per laurearsi. Sensazionale, finalmente una scelta di campo radicale e coraggiosa! E come non ricordare, del resto, nella stessa rubrica, la recente recensione dell’imprescindibile Generazione Tuareg, libro sul fenomeno del precariato scritto da nientepopodimeno che Francesco Delzìo, ex direttore dei Giovani di Confindustria. Che scrive sul precariato, ribadisco. Inoltre l’autore dell’articolo, tale Isidoro Trovato, definisce il titolo della pubblicazione il frutto di un'”abile intuizione”. Beh, diciamo che dipende dalle tue letture: se come riferimento hai gli Harmony, se ne può parlare.

Chiusa la parentesi acida sul conformismo e la mancanza di dibattito nei mezzi di informazione, torno al punto. Il punto – ovvio, secondo me -, molto ambizioso e affetto da incurabile idealismo, è che gente come Michel Martone non dovrebbe permettersi di sindacare su nulla, ma proprio su nulla. Anzi, a ben vedere dovrebbe tenere la bocca chiusa e ascoltare. Intolleranza? Può darsi. Ma l’idea che uno che ha sempre avuto non dico la strada spianata, no, ma un lussuoso fuoristrada con autista per percorrere un dolce pendio in discesa costeggiato da alberi possa andare a dire qualcosa, qualsiasi cosa, anche soltanto a chi gli fa le pulizie di casa mi fa venire l’orticaria. Dovrebbe vergognarsi di quello che ha, allora? No, non di quello che ha, ma di quello che è: uno che non ha voluto dimostrare nulla, né agli altri né a se stesso, ma si è convinto di averlo fatto solo perché ha dei titoli. Ecco, il mondo è pieno di gente così. Sogno un mondo in cui la gente così sia al servizio degli altri, in ascolto.

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2 Responses to “Tuareg, sfigati o anche no”

  1. Jaulleixe Says:

    The point? Here it is: “è un raccomandato che non capisce la situazione degli studenti lavoratori”. Esattamente come i (sempre più) pochi che trovano il tempo (full time) di seguire le vicende dei lavoratori. I lavoratori veri (ex o effettivi che siano) hanno troppo da fare per cianciare a vanvera di cose che non riempiono la pancia.

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