Lo stage gratuito dell’europarlamentare italiano

29 novembre 2011

Ho appena letto su un sito che frequento per la ricerca di lavoro un annuncio che mi ha fatto accapponare la pelle: un europarlamentare italiano, tale Alfredo Antoniozzi, forzitaliota, ex candidato sindaco per Roma, cerca un assistente per quattro-sei mesi di stage non retribuito. Un europarlamentare italiano offre uno stage non retribuito! Che i soldi non gli bastino per pagare un portaborse, poveretto? O magari pensa che pur di far l’assistente di un europarlamentare, illudendosi che gli si aprirà davanti un futuro radioso, uno accetterebbe di tutto? Purtroppo in fondo credo di sì, ma d’altra parte per fortuna non siamo tutti in vendita – e non siamo tutti così stupidi da non capire che per “comprare”, seppure un portaborse, servirebbero comunque i soldi, caro eurodeputato Antoniozzi.

Ho segnalato l’annuncio su Facebook, sia al Manifesto dello stagista e a Giovani non + disposti a tutto, che sulla mia bacheca, e una mia amica mi ha risposto “dai, che sei all’estero per sfuggire alle trappole italiane”. Ma non è che a molti italiani all’estero piace, invece, riprodurle?

A futura memoria, tanto perché lo staff di Antoniozzi non si sogni di dire che non è vero, di seguito l’annuncio in formato jpeg.

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2 Responses to “Lo stage gratuito dell’europarlamentare italiano”

  1. Jaulleixe Says:

    Interessante post, interessantissima analisi. “Ma non è che a molti italiani all’estero piace, invece, riprodurle?”: ecco, tu considera che “storicamente” in Italia un settore in teoria meritocratico per eccellenza come quello universitario è quasi sempre andato avanti per raccomandazioni mentre all’estero potevi darti più speranze pur essendo un “figlio di nessuno”. Poi i nostri connazionali hanno iniziato a espatriare… e da qualche anno anche il sistema internazionale di reclutamento delle menti si sta poco alla volta italianizzando.. il Male è più forte e vince quasi sempre… quanto alla tua “amica”: chi si sente chiamato in causa da osservazioni critiche che in coscienza non può che condividere e, al contempo, non ha la forza/capacità di condividere spesso attacca l’argomentatore… tu guarda avanti e passa…


    • a onor del vero la mia amica l’ha detto in buona fede, era una sorta di “incoraggiamento” (“forza ché te ne sei andata, ce la puoi fare”).
      per tutto il resto, sì, c’è una specie di “italianizzazione” del mondo. o magari ciò che noi attribuiamo agli italiani, in realtà, è una tendenza sommersa del mondo intero che in tempi di crisi viene a galla, chissà.
      ciao.

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