La Squadra (di governo), ovvero come costruire una pessima serie

16 novembre 2011

Ho un indice analitico che mi aspetta lì, bello bello, da ieri: insomma, c’ho da fare, e parecchio, però ‘sta “squadra di governo” mi mette i brividi. A cominciare da Corrado Passera per finire a Mario Monti stesso, che in un editoriale per il Corriere della sera di qualche mese fa lodava l’operato di Gelmini e Marchionne in virtù di un approccio (secondo lui) pragmatico. Proprio la Gelmini, quella che voleva promuovere il merito e abbattere il baronato facendo una riforma senza copertura economica (iniziativa incredibilmente pragmatica, bisogna ammettere), e Marchionne, quello che tutto ha fatto (a iniziare dalle operazioni finanziarie) tranne che “fabbricare automobili”, come scriveva Monti.

Mi sembra ormai ovvio che questo governo sancisca definitivamente la morte della politica come la conosciamo. Sia chiaro: la politica italiana allo stato attuale mi fa ribrezzo e non rimpiango che non vi siano suoi esponenti nel governo. Però, certo, mi fa paura la delega di responsabilità a livelli così “alti”, o meglio così “lontani” dalla fonte (i cittadini): i cittadini che delegano (senza scegliere) i propri rappresentanti, i rappresentanti che delegano il governo, il governo che fallisce e va dal Presidente della Repubblica (eletto dai rappresentanti non scelti) che delega gente che con la rappresentanza non ha nulla a che fare (tanto da richiedere la nomina a senatore a vita per il rotto della cuffia), il delegato illegittimo che designa a ministri le persone in assoluto meno rappresentative della società – ovvero banchieri, affiliati del Vaticano, baroni universitari (tutti di università private), ex funzionari Nato. L’1% della popolazione mondiale, o è una stima troppo ottimistica? Da un’oligarchia di ricchi al Verbo della Ricchezza incarnato: a me pare in tutto e per tutto una “normalizzazione”, il tentativo finale di estirpare ogni anomalia dal sistema.

Infatti, la cosa più inquietante in questo scenario è l’assenza totale di critica. A chi solleva dubbi viene dato del disfattista, di colui/colei che mai si accontenta, dell’idealista illuso, dell’immaturo e politicamente ignorante che non si rende conto della differenza tra ora e quando c’era Berlusconi. Davvero? Perché, a voi “ora” non pare il logico sviluppo di “quando c’era Berlusconi”? Non credo nelle fratture, nei punti a capo, nei cambi pagina: questa è roba che c’è solo nei libri. Ci siamo rialzati, abbiamo riacquistato una dignità internazionale? Ma quando mai. Abbiamo solo fatto ciò che per noi era già stato scritto. Che cosa c’è da lodare, da andar fieri, da invocare la “pratica” a svantaggio della “teoria” (?), facendone addirittura un precetto biblico? Tanto alla fine si sceglie sempre la via più facile, pur di non prendersi mai responsabilità in prima persona: il Tecnico Salvatore, la Squadra di Esperti, l’efficiente signor Wolf di turno. Come se consegnare il governo di un Paese in mano ai banchieri fosse una scelta neutra finalizzata a risolverne i problemi, invece di crearne di nuovi, come se assegnare ulteriore potere a vecchi baroni di università private non fosse un atto politico. E di quelli più subdoli, perché in una simile situazione di crisi nessuno oserebbe contestarlo.

Se dietro tutto questo vi fosse qualcuno, lo si potrebbe definire “geniale”.

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8 Responses to “La Squadra (di governo), ovvero come costruire una pessima serie”

  1. caracaterina Says:

    Condivido molti dei tuoi timori e dei tuoi punti di vista ma dico anche: in una guerra (perchè questa lo è, a colpi di finanza e non di bombe ma lo è), chi schieri contro dei generali se non altri generali che, almeno, la guerra la sanno fare? Vedi, c’è un punto debole negli slogan che vedono la circolarità banchieri che creano la crisi-banchieri che la dovrebbero risolvere e consiste nell’immagine monolitica che il 99% si è costruita di quell1%. Nella realtà, i capitalisti non fanno lega, anzi, si scannano a vicenda. Non c’è una spectre o una cupola tutta solidale sotto un unico padrino ma scontri reciproci e un adattamento delle strategie in itinere. Pensa solo alla apparente alleanza fra Sarkozy e la Merkel: in realtà possono benissimo scontrarsi e, infatti, la Francia adesso è sotto attacco finanziario, e il nostro riposizionamento nel quadro internazionale del Mediterraneo (un’area strategica instabilissima e tutta da rigiocare), secondo me, è volto a limitare l’espansionismo francese che stava dando molto fastidio sia ai tedeschi che agli americani. Non è vero che è solo la finanza a giocare un ruolo egemone e politico; i soldi sono ancora e sempre solo uno strumento e servono per fare politica. E la politica è sempre internazionale, soprattutto per un paese che ha la nostra posizione geografica. Pensa al governo Berlusconi: la sua politica estera era tutta sbilanciata su Putin e Lukashenko. Ti piacciono come alleati internazionali? Il paese, nel suo complesso, ci ha guadagnato qualcosa?


    • ben arrivata. 🙂
      replico con una domanda: parli di “guerra”, ma guerra per che cosa esattamente? per accaparrarsi ricchezza o per chiedere una più equa distribuzione della stessa? se la risposta è la prima, hai perfettamente ragione, non c’è nulla da dire. ma se la risposta è la seconda, come lo è per me, non si può combattere l’ingiustizia con le sue stesse armi, perché altrimenti – come è successo, del resto, finora – il mezzo diventa il fine e non se ne esce.
      non credo che i soldi servano a fare politica – e lo credevo, fino a non molto tempo fa -, penso invece che la politica, quella che affonda le sue radici nel concetto di rappresentanza nato con la nascita di Atene, non esista più, soppiantato da interessi di altro tipo, che sono “politici” solo in quanto si servono dei mezzi della politica per perseguire i propri fini.
      poi non penso affatto che l’1% (è solo un’etichetta, si potrebbe chiamarlo in qualsiasi modo) sia compatto, se non nel difendere la propria posizione di privilegio da incursioni “esterne”.

      (per quanto riguarda il confronto con il precedente governo Berlusconi: ti prego, non farlo! se come metro di paragone abbiamo sempre il peggio del peggio, davvero non andremo mai avanti…)

  2. ddr1978 Says:

    Esordisco dicendo che sono contentissimo che b. non sia più premier, e soprattutto perchè lo ritenevo pericoloso, non solo autoritario.
    Detto questo, andato via b. cominciamo l’alternativa dicendo un pò di verità e facendo poca demogagia da giornale mainstream: i governi tecnici nel mondo reale non esistono. Tutte le azioni hanno un fine politico, figuriamoci quelle perpetrate da banchieri e presunti soloni vari….Quindi la prima eredità che abbiamo da b. è questa: l’idea di politica, di interesse, di partecipazione, di opinione pubblica in Italia sono morte, o chiuse in scantinati saldati a fuoco. Eccola la conseguenza del berlusconismo. Il nulla. Peggio del nulla c’è solo una cosa: l’elogio del nulla, vizio iniziato da b. e proseguito ora. Il nuovo esecutivo va visto per ciò che è, cioè la certificazione con atto notarile della fine di ogni sentimento politico, civile, di partecipazione negli italiani. Stesso terreno su cui b. ha vinto. Eccole le macerie, nei cervelli e nelle anime prima che nei portafogli e nei ministri. Eccolo lo scenario postatomico, la risposta che i veri poteri forti aspettano: la strada asfaltata a farsi i fatti propri. La stessa su cui b. ha vinto.
    L’Italia non è una democrazia vera: gli Stati Uniti di più, almeno nel senso della coscienza degli elettori, che hanno prima incoronato Bush, e poi il suo opposto a presidente. La voglia di cambiare, l’alternanza, non l’acquiescenza. La grande responsabilità di questo sfascio civile e sociale è a mio parere dei partiti italiani, quelli che hanno detto a Mario M. di andare a Palazzo Chigi a prendersi gli schiaffi al posto loro. In Paesi più civili dopo le guerre (e il regno di b. a questo può essere paragonato) si prova a ricostruire, si fanno i governi di unità nazionale, ci si mette insieme provando a fare quacosa. In Italia si chiamano i poteri forti e si dice: sapete cosa? Tocca a voi!!! E questo a prescindere dalle singole persone.
    L’Italia è un’autostrada per i poteri forti perchè non ha un’opinione pubblica, non ha il gusto della libertà, non ha voglia di cambiare, perchè il posticino fisso piace a molti e il culo caldo pure. Se fosse sul Titanic sarebbe morta. Ma avrebbe dato la colpa alla nebbia….il governo attuale? Le macerie ancora fumano e ahimè fumeranno……


    • sono d’accordo, ed è anche per questo che sopporto ancora meno chi, ipocritamente o acriticamente, dice “meglio questo, almeno è un governo di destra vera, europea”. beh, sapete che vi dico? che questo governo, europeo o meno che sia, nessuno l’ha votato. se avessimo ancora una democrazia rappresentativa, invece dei “tecnici” solo apparentemente “non politici”, non dovrebbero essere i partiti (almeno in parte) eletti a prendersi la responsabilità di farci uscire dal tunnel? e soprattutto a prendersi la responsabilità del come farcene uscire?

  3. goldie Says:

    Ho letto il tuo post con molto interesse, ma sono di opposta opinione. Nel degrado totale della politica italiana, i loschi figuri che avrebbero dovuto governarci hanno lasciato sprofondare il paese nel guano pur di non ammettere i problemi e varare una sola riforma “impopolare”. Anche nel momento peggiore hanno continuato ad annunciare misure puntualmente non attuate per paura di perdere una fettina di elettorato. Al punto in cui siamo o si fa fuori l’attuale classe politica che non ha alcun interesse nel fare ciò che occorre al paese e la si rimpiazza con nuova linfa, o ci si affida a chi fa un certo mestiere, e non dovendo mettere radici su una poltrona non cerca di ingraziarsi nessuno. Siamo finiti nella situazione attuale perchè la maggior parte degli italiani ha votato più e più volte chi ha proposto mezzucci per aggirare le tasse, per condonare gli illeciti, per legalizzare ciò che legale non era. Forse questo governo non è eletto dal basso (e mi chiedo se questa non sia una fortuna!) ma magari saprà agire, per di più appoggiato da tutti i politici che hanno trovato qualcuno che finalmente faccia ciò che serva senza che la responsabilità cada sui soliti che, puntualmente, si ripresenteranno alle urne.


    • ciao e benvenuta anche a te. 🙂
      guarda che sono d’accordo con praticamente tutto ciò che hai scritto, quello che contesto è la parola “tecnico”, il “chi sa fare un certo mestiere”, come dici tu. il governo attuale è pienamente “politico” – non “tecnico”, non illudiamoci -, e il suo carattere politico gli è conferito dalla formazione, dal background e dall’esperienza professionale dei membri che lo compongono: non posso pensare che un esecutivo così composto possa fare le riforme che a mio avviso all’Italia servirebbero. secondo te a chi faranno pagare i costi del guano in cui ci troviamo? attenzione, perché il fatto che queste persone non debbano rispondere a un elettorato non significa che non abbiano interessi da difendere.
      poi capisco che anche un governo liberista di destra possa sembrare preferibile al pagliaccio che avevamo prima, però mi piacerebbe che noi italiani imparassimo a non fare sempre il confronto con il peggio, altrimenti questo continuerà a ripresentarsi, in forme diverse, sempre.

      • goldie Says:

        sicuramente hanno tutti i loro interessi da difendere, e non lo nego, ma già il fatto che ci sia agli affari esteri un ambasciatore, all’economia un economo, alla giustizia una giurista… bhè, diciamo che mi incoraggia, perchè almeno dovrebbero sapere di cosa si sta parlando. Io che sono nel maggicco mondo della ricerca scientifica ho dovuto sentire un ministro crogiolarsi per il contributo dato dall’Italia nel costruire il tunnel cern-gran sasso… è vero che al peggio non c’è limite, ma voglio essere ottimista 😉


        • ah, beh, capisco benissimo, io ho un marito non più nell’ambito della ricerca scientifica italiana… per quella purtroppo ci vorranno anni e anni e anni per rimetterla non dico in piedi, ma almeno in ginocchio… 😦 e lì altro che epurazione andrebbe fatta! mi sono chiesta non poche volte come mai non sia ancora scoppiato qualche scandalo in pieno stile Tangentopoli che coinvolga l’Università italiana.
          in bocca al lupo! 😉

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