I “senza ma”

16 ottobre 2011

Qual è il confine che ci separa dagli “imbecilli”? Gli spaccavetrine e spaccafacce, per intendersi, quelli, pilotati o no, che hanno devastato Roma.

Sono stata alla manifestazione di ieri, però a Bruxelles, dove eravamo in tantissimi ma non è successo niente di male, se non che sono stati imbrattati i muri di un paio di banche (BNP Paribas e, se non sbaglio, Dexia, la neostatalizzata) mentre il resto del corteo fischiava e isolava gli esecutori.

Sono rimasta stupita dal numero di persone che hanno partecipato: non conosco i dati ufficiali, ma da ciò che potevo vedere, e facendo il confronto con manifestazioni passate, credo che fossimo circa un milione. Gente da tutto il mondo con una buona prevalenza di spagnoli; tantissimi i brussellesi, spesso con bambini al seguito. Mi aspettavo una manifestazione molto più trasversale, onestamente: in realtà qualche bandiera di partito c’era ed erano tutti partiti comunisti o comunque radicali di sinistra; poi qualche Che, ed era evidente che i partecipanti fossero tutti, o quasi, delusi di sinistra – come me, del resto. Niente poliziotti, se non un paio ai grossi incroci, per instradare il corteo – e basta. Incredibile per chi conosca la realtà delle manifestazioni italiane o greche.

Un breve off topic: sono stata allo stadio due volte in vita mia – nonostante abbia una squadra del cuore non seguo più il calcio. La prima volta qualche anno fa: stadio colmo di polizia in tenuta antisommossa, curve di ospiti e ospitanti piene di gente che metteva un certo senso di inquietudine anche a guardarla da lontano. La seconda volta qualche mese fa: nessun poliziotto, solo steward che ti accompagnavano al tuo posto, un sacco di famiglie con bambini. Ed era un match importante. A me sembra che la variabile determinante sia la presenza o meno di squadroni di polizia, ma sarà una coincidenza.

E così a Bruxelles. Torno a casa e leggo di Roma, mia ex città che ho amato molto e che ho avuto la fortuna di lasciare poco prima che fosse eletto Alemanno. Certo da allora bisogna stare attenti a manifestare lì. Qui un resoconto ben dettagliato dei fatti, e ringrazio buoni presagi per averlo segnalato (su Facebook). Sul Corriere della sera, invece, la descrizione – se non altro meno ideologica rispetto agli altri media – dei violenti.

Avevo letto che c’era preoccupazione per come poteva andare, ma non me ne sono curata più di tanto, perché stando lontano non ho il polso della situazione, e anche perché l’aria che si respira qui è completamente diversa e si fa molto presto a dimenticare la cappa che c’è in Italia. Con il senno di poi, non mi stupisco dell’accaduto: non è la prima volta che avvengono simili episodi e, dato che in quei casi non solo non è stato fatto nulla per migliorare la situazione, ma addirittura da allora la crisi è gravemente peggiorata, ciò che è successo era in effetti piuttosto prevedibile.

La risposta della destra non si è fatta attendere ed è degna dei mediocri cortigiani cresciuti come muffa attorno al proprio decrepito sovrano. Ma la sinistra? Come al solito, è tutta una “condanna senza se e senza ma”, degna a sua volta – per pochezza, banalità, inadeguatezza – dei figli della cooptazione politica che la pronunciano, residui degli anni Settanta che si sentono in colpa per cose che non hanno mai commesso (hanno rubato, sì, ma ammazzato qualcuno non mi risulta) ma per le quali sentono comunque il dovere di scusarsi. E così restano ancora fermi alle giustificazioni e alle scuse, invece di presentarsi come alternative credibili a quelli che davvero dovrebbero scusarsi per aver ridotto una manifestazione al proprio personale campo di battaglia.

Eppure anche questo è sbagliato: quel campo di battaglia non è “personale”, non è ascrivibile alla condizione di pochi asociali, disagiati, magari comprati dalla polizia, violenti che girano di volta in volta per le manifestazioni, “rovinandole”. Non può essere ridotto tutto a questo, non esistono i buoni e i cattivi, o almeno non in questi termini ipersemplificati. Non perché chi ha spaccato non debba pagare (e intendo proprio in soldi o lavoro: se vanno in carcere, paga lo Stato), anzi, ma perché non si può sempre pensare di aggiustarsi la coscienza pronunciando il rituale “serve una condanna senza se e senza ma” e farla franca. E che cosa avremo risolto allora? Ed è questo che offrono Bersani, Vendola: niente soluzioni. Ed è tragico. Come se la rabbia, la povertà, la precarietà, la ferocia del mondo attuale, e del panorama italiano in particolare, non esistessero. Basta condannarli, dire che non ci crediamo, e spariranno come il Baubau da sotto il letto. Mentre l’informazione nostrana continua a tifare e a creare sovrastrutture ideologiche a eventi che non ne hanno: vecchia, come l’età media della nostra popolazione.

Come ha giustamente scritto Wu Ming 1 (pluricitato, per esempio anche qui) in un commento a un articolo:

Rendiamoci conto di una cosa: non ci sarà mai più una “manifestazione nazionale di movimento” che non includa quel che abbiamo visto oggi. Quando si sceglierà quel format, si acquisterà sempre il “pacchetto completo”. C’è una rabbia sociale talmente indurita che non la scalfisce un martello pneumatico, e due generazioni allo sbando completo, derubate di futuro e furibonde, tutte pars destruens, prive di fiducia nei confronti più o meno di chiunque.

Chi si prenderà la briga di dire “Houston, abbiamo un problema”? Nessuno? E chi saranno allora gli imbecilli?

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Aggiungo solo un link a un articolo uscito su La Repubblica il 17/10/2011: si tratta di un’intervista a un black bloc e mette i brividi.

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2 Responses to “I “senza ma””

  1. Jaulleixe Says:

    Se gli italiani scendessero in piazza con la stessa numerosità e lo stesso entusiasmo commosso di cui danno prova ogni volta che vincono i mondiali anche in occasioni più serie, come questa, non saremmo ridotti così. Noi ne abbiamo tristemente preso atto e non seguiamo più il calcio da anni.
    Entrando più nello specifico: Pandora il nostro problema sono il pressapochismo e l’ignoranza, che viziano irrimediabilmente anche le buone intenzioni. Chi erano le persone bendate che facevano danni a vanvera? Noi abbiamo la nostra opinione, ma è irrilevante. Dinanzi al rischio concreto e prevedibile del ripetersi (G8 docet) di questa “prassi”, dei manifestanti “sani” avrebbero attuato delle misure preventive, anche solo simboliche, per evitare la confusione tra – banalizziamo – buoni e cattivi. O almeno: sulle cose importanti chiunque ci terrebbe a non essere frainteso! o confuso con qualcun altro… Ebbene, non solo nessuno si è preoccupato di tutelare l’identità della manifestazione, ma abbiamo anche dovuto assistere a “fenomeni” da baraccone che si vantavano di averle prese a viso scoperto dai poliziotti. Che eroi, nevvero? E dire che di questi tempi l’eroismo dovrebbe consistere nel tirare avanti, primo, e nel tirare avanti senza troppi compromessi etici, secondo. Da noi invece prevale la ricerca spasmodica del riflettore per essere leoni per un giorno, ignorando che la telecamera prima o poi filmerà il loro ritorno allo status di pecora per gli altri 364 giorni dell’anno…


    • infatti, occorre a mio avviso trovare dei metodi di protesta differenti, dove questa gente non riesca a infiltrarsi. bisogna pensarci e proporre delle soluzioni, o ci ridurranno al silenzio per il solo fatto di manifestare con la paura che questi si ripresentino.
      è un problema grosso: da una parte devono essere i manifestanti stessi a ideare un modo, dall’altra la politica deve dare delle soluzioni. o ho paura che questa non sarà l’ultima volta, né la più grave, il conflitto sociale sta già oltre i livelli di guardia.

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