La selezione degli autori

2 agosto 2011

Premetto che il discorso che segue non è universalmente valido, come nulla di ciò che è contenuto in questo blog del resto, ma si applica solo alla casa editrice per cui lavoro – ancora per poco, grazie al cielo. Si parla quindi di editoria tecnica, ovvero manualistica per professionisti, e (pseudo)universitaria.

Come vengono scelte le opere da pubblicare? Ho a che fare giornalmente con diversi cosiddetti “editoriali” – che poi sarebbero responsabili di collana ma con un profilo spiccatamente commerciale (in sostanza non sanno una mazza di lavoro redazionale/editoriale) – e la risposta è valida per tutti loro e per tutti i settori di cui si occupano: per conoscenze convenienti o tramite finanziamento. Il secondo caso è molto semplice, si paga per pubblicare: lo fanno enti pubblici, società, fondazioni, ecc. (Con noi) non privati, che io sappia, i quali “pagano”, però, in altro modo (e si arriva al primo caso): per esempio, fanno adottare il proprio libro a un corso, universitario o non, oppure arrivano con una bella lista di aziende interessate a comprarlo. Ma come fidarsi dell’autore, ovvero del fatto che in un modo o nell’altro questi porterà guadagno? Perché, direttamente o indirettamente, gli editoriali lo conoscono: pubblica con loro da tempo (escono a volte perfino 4-5 libri l’anno dello stesso autore, con ovvie ricadute sulla qualità del contenuto) oppure è lo/a schiavo/a di coloro che, appunto, sono “dentro” da tempo. Gli “esterni” non vengono presi in considerazione, nemmeno in quanto degni di risposta. Ricambio zero, qualità delle pubblicazioni – tranne rari casi – incredibilmente scadente.

Torno ai finanziati per dire una cosa, questa sì generalizzabile: non pagate mai per pubblicare, mai! La casa editrice che riceve dall’autore (o da chi per lui/lei) dei soldi per produrre un libro, non ha alcun interesse a promuoverlo, né a distribuirlo, perché si è già ripagata i costi e oltre. Vi dicono che ne tireranno 300 copie? Falso, ne tireranno (in digitale) quanto basta per mettervele nella libreria che avete sotto il naso e farvi credere di averle distribuite.

Per i libri non (direttamente) finanziati, esistono invece diverse (basse) strategie di promozione, alias specchietti per le allodole: per esempio, si prende un libro da 40-50 euro in formato grande, se ne tagliuzzano un paio di capitoli e di questi due capitoli, senza variazione alcuna, si fa un libretto in formato ridotto da 18-30 euro circa, rimandando al formato grande per approfondimenti. Non è un’esagerazione, l’ho fatto personalmente tante volte, è una pratica comunissima. Ovviamente questo aborto il più delle volte non passa nemmeno dal correttore, perché pare che non ne abbia bisogno – dato che il redattore non può leggere, i riferimenti interni si correggono da soli, no?

Prima che qualcuno si sogni di dire che l’editoria è tutta una mafia, però, racconterò un’altra cosa – dando per scontato che effettivamente dove lavoro io, nella grande casa editrice di Mordor, è proprio tutta una mafia. Collaboro invece anche con una piccola casa editrice e ho visto personalmente l’editore (lui, il Capo) scegliere per la pubblicazione un manoscritto, effettivamente molto buffo, arrivato per posta dal Signor Nessuno. Questo era a beneficio di chi non capisce la differenza tra grandi e piccole case editrici.

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