E perché non un concorso europeo?

6 giugno 2011

Confesso di peccare molto spesso di esterofilia, o per meglio dire di “erbadelvicinosemprepiuverdismo”. Quindi, certa che i concorsi pubblici italiani siano tutti decisamente truccati (sebbene ammetta la possibilità di una variabile impazzita – cosa rara, molto molto rara), provo un concorso pubblico europeo, perché loro sì che sono seri, mica come noi italiani! Addirittura non si può nemmeno contattare la commissione esaminatrice, per non influenzarne in alcun modo il giudizio. Cacchio, nemmeno fossero i giurati di un processo a un boss!

Faccio domanda per uno dei posti da correttori di bozze in italiano (sembra che in tutto ne abbiano ricevute 900), posto per il quale avrei più delle qualifiche, dell’esperienza lavorativa e delle pubblicazioni necessarie. In totale dovrebbero convocare per gli esami circa 45 persone, che non sono poche considerando che in genere la metà di coloro che fanno domanda per i concorsi non ha i requisiti minimi per l’ammissione. Coerentemente alla legge di Murphy, dopo ben 6 mesi di preselezioni (!!), non vengo convocata (e aggiungo: nessuna comunicazione, nessuna spiegazione). Direte: ecco che qui inizia la solita solfa maligna dell’escluso. Può darsi, giudicate voi. Quello che so è che ho il titolo di studio italiano (N.B. il concorso è per correttori di bozze italiani) che dovrebbe avere maggior valore per chi voglia lavorare in ambito editoriale, e che alla fine non è poi così scontato avere l’esperienza e le pubblicazioni che ho io. I casi, quindi, sono tre:

1. i miei ex colleghi di master, più altri frequentanti del master di anni precedenti e successivi, si sono iscritti in massa al concorso;

2. tanti piccoli Calasso hanno deciso di uscire dai loro ruoli dirigenziali per entrare nell’istituzione europea in questione;

3. i concorsi europei, esattamente come quelli italiani, servono a “regolarizzare” chi già lavora per l’istituzione da esterno e/o a favorire l’accesso, per così dire, a chi ha buone conoscenze “politiche”. In barba a tutta la burocrazia che è possibile escogitare.

Niente di nuovo, insomma, non per chi sa già di non trovarsi dal lato giusto del muro. Certo, da oggi avrò di che rispondere a conoscenti europei che, con stupore ipocrita, mi chiederanno spiegazioni su come sia possibile votare Berlusconi: in Italia è solo più palese e plateale ciò che funziona ovunque con lo stesso meccanismo.

Stasera non è di grande aiuto pensare che tutto questo accade perché non devo favori a nessuno, perché ho mantenuto l’indipendenza di giudizio e la libertà di parola, perché non devo rispondere ad altri che non a me stessa, perché quel poco che riuscirò a fare nella vita non sarà grazie alla mia appartenenza a questo o a quel “gruppo”, al mio appiattimento su schemi di pensiero e di comportamento richiesti in un dato contesto sociale. Non è d’aiuto nemmeno provare pietà per chi invece a queste logiche è costretto, a volte suo malgrado.

Δεν ελπίζω τίποτα. Δε φοβούμαι τίποτα. Είμαι λεύτερος. (Non spero nulla. Non temo nulla. Sono libero.) Frase liberatoria quanto amara, molto amara.

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4 Responses to “E perché non un concorso europeo?”

  1. Jaulleixe Says:

    Bellissimo post. Oltretutto, si parlerebbe di libertà dinanzi a vere alternative, inclusa quella di RIFIUTARE di leccare il didietro a qualcuno fino a perdere le papille gustative per ottenere un posto di lavoro. Ma credi [tu retorico, ovviamente] che sia così facile anche passare dal lato oscuro? Ma non, mademoiselle! C’è una gara sfrenata anche lì… se non sei della giusta “cricca” non ti vogliono nemmeno se ti svendi!
    E sfatiamo il mito dell’Europa “tutta bella e buona”. Quella buona c’è, ma non è accessibile agli italiani “qualunque”… questo va detto per correggere, anzi, integrare gli articoli di giornale che parlano di fughe di cervelli et similia… E’ questa consapevolezza, questo RIFIUTO della responsabilità del trovarsi nel pantano nonostante il sacrificio e il merito che (forse) può renderti libera. Di cosa poi, chi lo sa… in bocca al lupo e non ti arrendere mai.


    • speriamo che in un modo o nell’altro riusciamo un po’ tutti a renderci liberi. da soli, visto che non c’è altro modo. 🙂
      per quanto riguarda l’estero, ho diversi amici che se ne sono andati e onestamente vedo che non solo (mediamente) vi si trovano molto bene, ma che neanche immaginano alcuni problemi che noi da qui dobbiamo invece affrontare, eccome. (l’ho detto, sono molto esterofila…)
      poi, invece, se si parla proprio di posti “di prestigio” (vedi p.es. editoria e università, che sono gli ambiti che direttamente e indirettamente conosco di più), la situazione non è molto diversa dall’Italia: ci si arriva per conoscenze e perché si è “interni” e dunque “funzionali” a un sistema, nient’altro. (escludendo la solita “variabile impazzita”.)

      per tutto il resto grazie. di cuore. 🙂

  2. Marco D Says:

    Non è d’aiuto ma è ciò che sei. L’importante è non rimpiangere nulla e non dargliela vinta. Take care

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