La precarietà non ci ha salvato – ma va’!

15 maggio 2011

Ok, lo sapevo: il libro di Thomas Murphy sulla precarietà era una bufala. Quei geniacci della Rete dei Redattori Precari si sono inventati, in onore del Salone Internazionale del Libro di Torino, un libro da contestare (Perché la precarietà ci salverà), un autore da fischiare (Thomas Murphy), una casa editrice da stigmatizzare (Narioca PresS, anagramma di San Precario) – con tanto di sito, programma editoriale, collane -, per poi rivelarci che era tutto montato ad arte per sollevare, in particolare, il (grosso) problema del precariato editoriale e, in generale, della scarsissima o nulla importanza assegnata in Italia al lavoro intellettuale.

Booksblog e Denisocka spiegano tutto in dettaglio.

Primo monito di San Precario, il santo in paradiso indispensabile ma alla portata di tutti: attenti, editori, un redattore (correttore di bozze/traduttore/grafico editoriale/ecc.) vi seppellirà!

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