Le redazioni pericolose

16 marzo 2011

Se avete già letto questo blog sapete anche che la prestigiosa casa editrice di Mordor, quella per cui lavoro, non è esattamente ciò che si può definire il luogo più amichevole, professionalizzante/professionale e gratificante della Terra di Mezzo. E del resto ho imparato che quello dell’editoria è uno stagno ben torbido in cui affondare le mani. Decido quindi, dopo lunga sopportazione e vani tentativi di risvegliare gli zombie a tempo indeterminato che avvitano bulloni accanto a me, di parlare con qualcuno… [spaventoso rombo di tuono]… del sindacato. Non di un sindacato, del sindacato: sai, quelli che non firmano. A trent’anni suonati, è il mio primo vero incontro ravvicinato con loro – e giuro di esserci andata senza pregiudizi; anzi, confesso di aver persino sperato per un attimo che potesse servire.

Arrivano in due, e mica gli ultimi: un responsabile regionale e uno provinciale dei grafici editoriali. La cavalleria, insomma. Dopo essersi informati a malapena sul tipo di contratto, e non aver nemmeno chiesto le ragioni per cui si stava lì, seduti davanti a un succo di frutta, partono con il pistolotto: i datori di lavoro sono tutti uguali, fanno solo il loro interesse, non bisogna aver paura di reagire, l’editoria e i precari sfruttati, il collegato lavoro e le sue conseguenze, e via per la tangente. Per l’intera ora dell’incontro hanno parlato solo loro, dandosi man forte; mancavano solo le pacche sulle spalle. Non hanno chiesto nulla, non hanno ascoltato nulla durante i vari tentativi di prendere parola per spiegare la situazione, le aspettative, le idee per qualche azione concreta. Completamente sordi. Il loro chiodo fisso era fare volantinaggio per un’ipotetica assemblea da tenersi dopo il lavoro, in modo da non essere sgamati in azienda – peccato che questa assemblea volessero tenerla, poi, nel bel mezzo della tana del lupo… Geni. Ma se alle ultime assemblee non c’è stato nessuno, ci sarà pure un motivo! Ho anche tentato di suggerire che sarebbe prima il caso di creare un po’ di consenso e di interesse con qualche azione dimostrativa, tanto per cominciare a far sentire ai lavoratori in questione che non sono stati abbandonati a se stessi – cosa che effettivamente è successa – e all’editore che qualcuno lo tiene d’occhio – magari. Niente, pare che il rimedio per i nostri mali sia farci partecipi dello sciopero generale del 6 maggio. Ah, mbè.

Alla domanda “ma finora che cosa avete fatto?” ho sentito la risposta “eeeh, l’editore qui è molto potente!” Beh, certo che se era uno stronzo qualsiasi me la cavavo pure da sola.

Insomma, la soluzione da loro proposta è stata la seguente: io dovrei metterci la faccia (che non è assolutamente un modo di dire) per “reclutare” gente da portare all’assemblea per organizzare lo sciopero. Certo, e perché non disegnarmi anche un bersaglio in fronte? E una fetta di culo, che tanto mi avanza? Se volessi solo un modo per suicidarmi ne cercherei almeno uno più eroico, tipo prendere l’autostrada con la scritta fluorescente sul vetro posteriore “camion grande, pene piccolo”.

Fatidica domanda finale: “Quindi voi lavorate in redazione. Ma che cosa fa esattamente un redattore?”. Andiamo bene, se lo chiede uno appena tornato dalla discussione tenutasi a Roma per il rinnovo del contratto dei grafici editoriali, semo in una botte de fero

[Post pubblicato anche su Rerepre.]

Annunci

3 Responses to “Le redazioni pericolose”

  1. Marco D Says:

    E’ una delle storie spezzate della nostra convivenza. il sindacato di un tempo, così come si rappresentava e si organizzava non funziona più.
    Ma al suo posto non c’è una nuova idea di rappresentazione dei propri diritti, c’è il vuoto pneumatico. C’è la rassegnazione di tanti nostri coetanei che pensano che ogni lotta sia vana, oppure contropruducente. La paura di perdere quel poco che si ha finisce per trasformarsi in viltà, omertà, ignavia.
    Ma così si sopravvive, cara Pandorina mia, mica si vive. Ma vaglielo a spiegare.

  2. ddr1978 Says:

    Senza parole…..ma a che livello siamo arrivati…e una sola domanda: ma il sindacato non era nato per combatterli i potenti? Consiglio: non metterci la faccia per gente simile e consiglia loro di votare direttamante per B., sarebbero più intellettualmente onesti


  3. il sindacato mi sembra davvero un’istituzione finita, forse non molto diversamente dai partiti tradizionali. ho fiducia, però, in nuove modalità di auto-organizzazione: la Rete dei redattori precari (http://www.rerepre.org/), per esempio, è una di queste. magari anche soltanto perché è composta di gente che un lavoro lo fa, a differenza di chi sta nel sindacato, purtroppo…

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...