Il poveraccio spazientito morto a maniche rimboccate

18 settembre 2010

Sono nata a maniche rimboccate, io. Anzi, era talmente certo fin dagli albori del mio carattere che le avrei dovute rimboccare sempre di più con il passare degli anni, che mia madre decise di tenermi direttamente in canottiera. Per portarmi avanti, quindi, non ho mai avuto nemmeno pazienza.

Poi a onor del vero sono pure masochista, eh, perché potevo tranquillamente fare l’architetto nello studio di papà invece di cambiare Paese e più volte città solo per dimostrare a me stessa che le mie maniche erano belle che rimboccate. Sono talmente rimboccate che come molti miei coetanei ho pure lavorato dove mai nessuno al mondo lavorerebbe per soddisfazione personale ma solo per bisogno di soldi, pochi e subito: il call center.

Vorrei sapere che cosa se le rimbocca a fare Bersani, invece, le maniche, e riguardo a che cosa non avrebbe più pazienza. Pur vero che da figlio di artigiani si è laureato e ha fatto poi una “bella” (ha!) carriera politica, ma l’ha fatta da “interno”, “integrato”, da fedelissimo di D’Alema. Ho come l’impressione che il termine giusto sia “yes man”. La disoccupazione è aumentata, i soldi per l’istruzione sono diminuiti, le tasse sono aumentate e la SUA pazienza è finita? Non era il suo compagnuccio di merende che ha evitato cautamente di fare una legge sul conflitto di interessi che ha consegnato l’Italia, con un bel fiocco in testa, nelle mani di Berlusconi?

Ecco, Renzi sarà pure uno che ama le luci della ribalta, ma quando dice che questi vanno rottamati nella sostanza ha torto? Lo si vuole fare con diplomazia? Mai esistiti cambiamenti radicali fatti con i guanti di velluto.

Bersani dovrebbe leggersi e interiorizzare per bene l’articolo di Peppe Provenzano su Norman Zarcone (che l’Unità per motivi inspiegabili ha deciso di non mettere nemmeno online) prima di predicare stupidi rimboccamenti di maniche a chi ha pure le braghe calate.

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