Vlad Tepes l’Impaginatore

9 luglio 2010

Non fatevi ingannare dall’aria svagata e dall’attitudine a volte perfino amichevole: il grafico impaginatore è una creatura del Male. Per indole odia il redattore con tutto se stesso, e fa il possibile per portarlo al Lato Oscuro della Forza oppure distruggerlo. Inoltre forma sette segrete con i suoi simili, tanto che ciascuno di loro rispetta fedelmente lo stesso, identico codice di comportamento dei suoi fratelli (e sorelle).

L’iter verso l’abisso è generalmente questo: gli affidano la vostra rivista, ogni numero lo affidano a un impaginatore diverso (l’unica categoria al mondo a tasso di mortalità aziendale più alto dei redattori); scoprite che la impagina lui quando vi porta le prime bozze – e già dovreste insospettirvi per il fatto che non vi ha chiesto non dico un briefing, ma nemmeno il numero precedente del periodico, ha solo “seguito la gabbia” (il redattore è la creatura più sospettosa dell’universo, ma in questo caso ci vuole poco); vi lascia le bozze con un sorrisone; appena va via, vi accorgete che l’impaginato fa schifo, ma schifo; bestemmiando in aramaico così è più blasfemo, vi rassegnate a perderci tre giorni di lavoro. A quel punto vi si ripresenta lo stesso, insuperabile quesito nella lotta eterna contro il Male: mettere il vostro nome su una specie di catalogo mal riuscito di seggiole fighe, oppure correggere l’impaginazione, cosa che vi costerà l’apertura del conflitto armato. Io scelgo sempre la seconda, la Van Helsing dei grafici.

A quel punto la strategia è innescata: l’Onta porta inconsciamente Tepes a consegnarvi delle seconde bozze ignobili. Con “ignobili” intendo che come minimo la metà delle correzioni non è stata fatta. E quel che è peggio, nemmeno con dolo: Dracul, infatti, è una creatura naturalmente votata alla cattiveria, e le correzioni proprio gli sfuggono, non le vede, addirittura aggiunge errori che scoverete (semmai scoverete) nei meandri più bui della pagina. Per riuscire ad andare in ciano dovete sedervi accanto a lui a indicargli con il ditino sullo schermo (almeno lasciategli qualche impronta su quel cazzo di Mac!) ogni singola correzione.

Mi direte: ma se sono così distratti, almeno compenseranno con la creatività! No. Il grafico impaginatore non vuole rogne, e quindi standardizza. E la sua Gorgone è la gabbia: nulla si può contro la gabbia, colei che tutto (l’impaginato) pietrifica.

Miseri mortali, imparate a difendervi o sarete distrutti! “Make no mistake, he must be stopped“.

Annunci

2 Responses to “Vlad Tepes l’Impaginatore”

  1. Marco D Says:

    Anche a me, quando capita di collaborare con grafici e affini (gli ultimi in ordine di tempo, sono transalpini, quindi c’è l’aggravante della lingua a complicare i rapporti), certe volte verrebbe voglia di chiedere una moratoria internazionale contro questi volenterosi carnefici della “messa in pagina”.

    A loro discolpa, credo vadano dette almeno 2 cose:
    a) spesso le persone che si trovano di fronte, fanno le richieste più assurde perché non hanno la minima cultura visiva. Non conoscono i limiti e i vincoli dei programmi, non conoscono le esigenze di ingombri, di font, di colorazione, gli obblighi tipografici… Insomma un bravo grafico deve passare metà della sua giornata, a spiegare ad altri cosa si può e cosa non si può fare. E la cosa causa una certa dose di frustrazione giornaliera.
    b)anche nel mestiere del grafico l’originalità e l’innovazione non vengono mai premiati (soprattutto in Italia). Questo spinge chi fa la professione per lungo tempo a “svolgere il compitino” senza troppo trasporto. A limitarsi alle formule trite e ritrite, piuttosto che all’invenzione.
    E quando gli chiedi “qualcosa di diverso”, ti guardano ad occhi sgranati, increduli, come a dire: “Ma scherzi o fai sul serio”?


    • a) verissimo. il problema è che alla lunga, quando chiedi loro qualcosa, qualsiasi cosa tu chieda, ti rispondono “non si può fare”.
      ma non lo fanno mica solo gli impaginatori, eh, non vorrei che si credesse che davvero ce l’ho con loro, è solo che con loro ho più a che fare. lo fa chiunque in azienda, che è collegato direttamente a:
      b) la bravura va pagata. ma dato che così non succede praticamente mai, o hai una solidità tale da mantenere capacità di giudizio e fiducia nella tua professionalità, oppure inizi a odiare tutto e tutti e non distingui più i colleghi di cui ti puoi fidare e con cui potresti lavorare in modo diverso.

      quale poi sia la soluzione concreta a tutto questo non lo so. di certo è un problema di classe dirigente, a tutti i livelli: nessuno si assume più la responsabilità di ciò che fa, di chi mette ai posti di comando, di chi assume, di premiare e punire, etc.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...