La prima molotov per i senza peccato

7 maggio 2010

Non riuscirò mai a capire come uno stronzo che lancia delle molotov contro dei dipendenti intrappolati in una banca possa sognare di definirsi “anarchico”. In cosa lo sarebbe? In cosa un anarchico sarebbe uguale a un terrorista? E i terroristi non hanno sempre fatto il gioco dei governi, di qualunque colore essi fossero? Ieri il Parlamento greco ha comunque approvato il piano austerità, con 172 voti favorevoli e 121 contrari su 296 presenti – e aggiungerei finalmente e per fortuna, nonostante l’appoggio avrebbe dovuto essere più ampio, vista la situazione.

Sono d’accordo sul fatto che chi fa un danno debba anche pagarlo, come sono perfettamente d’accordo sul fatto che, comunque vada, non dovrebbero pagarlo i più deboli.

Però non siamo ipocriti: i dipendenti statali greci non sono la fascia di popolazione più debole! Hanno uno stipendio non alto, certo, però hanno un posto sicuro e i soldi in tasca a fine mese, sempre. Io questi privilegi, per esempio, non ce li ho, come tutti o quasi i miei coetanei greci, sempre costretti a pagare in prima persona per qualsiasi crisi. Non amo la guerra tra poveri, anzi!, ma le cose vanno guardate da una prospettiva più ampia, non dalla finestra di casa propria, che spesso ha pure una certa età e poche chance di ammodernare le politiche pubbliche.

Senza contare poi l’ipertrofismo del settore pubblico in Grecia – al quale la Nea Dimokratia aveva detto che avrebbe posto rimedio, almeno introducendo una valutazione di merito, invece ha portato il Paese alla bancarotta – e i livelli di corruzione quasi senza eguali in Europa: per ottenere una concessione edilizia, in tempi anche più lunghi del normale, bisogna pagare una tangente per ciascuno, dall’ultimo portiere al primo dirigente, per non dire oltre. E mi sembra chiaro che i dipendenti pubblici siano interessati molto da vicino da questa condizione, se non altro per il fatto che tutti lo sanno, parecchi lo praticano e in pochi battono ciglio. E ovviamente i sindacati con loro, a difendere l’ultimo baluardo di influenza. Diritti dei precari non pervenuti, come in Italia.

Non faccio il solito pistolotto contro gli statali, innanzitutto perché non sono Brunetta e non sono monomaniaca, poi perché sarebbe anche piuttosto stupido, dato che mia madre faceva l’insegnante e che io stessa ho sempre creduto nel pubblico, dalla scuola alla sanità e via dicendo.

Detto questo, però, mio padre è un libero professionista e praticamente non lavora più da un anno, o al massimo lavoricchia. Migliaia di persone, dipendenti e non, nel privato hanno perso il lavoro, e molte di più lo perderanno, per i futuri contraccolpi della crisi.  Nella realistica impossibilità di far pagare i colpevoli nell’immediato, chi ha subito meno degli altri le conseguenze della crisi? Sarà anche tremendo, ma gli statali.

Ci vuole responsabilità: da parte dei sindacati, che devono piantarla di raccontare favole ai propri iscritti, dell’estrema sinistra, che specula sulla vita delle persone pur di raccattare qualche voto tra gli incazzati (oppure vive completamente fuori dal mondo, e non so quale delle due sia peggio), della destra, incapace a suo tempo di arginare i prevedibili sviluppi e gravemente complice di questa situazione. Non ho mai pensato, non penso e non penserò mai che questi criminali incappucciati siano parte della gente che manifesta e ha il pieno diritto di farlo, ma davanti a una situazione così grave non si può continuare a lungo ad attizzare il fuoco. In sostanza, vabbè e mò che volemo fà?

Rimangono solo due domande: perché la spazzatura autoproclamatasi “anarchica” (chissà se hanno mai sentito parlare di Proudhon o Bakunin) fa danni da tempo immemore in Grecia, e in particolare ad Atene, e non si riesce a fermare? A chi conviene tenerla in vita? E la seconda, valida anche per l’Italia: come un fa un Paese con quei livelli di corruzione ad approntare e rendere operativo un serio piano a lungo termine per il risanamento pubblico?

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